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L’Iran minaccia attacchi a siti petroliferi e di IA nel Golfo; Brent a $113,40

Mohsen Rezaei, segretario del consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano: colpiremmo petrolio, cavi sottomarini, datacenter e IA in fino a sette paesi del Golfo se USA e Israele attaccassero di nuovo. Brent a $113,40 al barile, un massimo recente.

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Una petroliera dallo scafo rosso, sola su acque grigie e calme al tramonto, con la sagoma sfocata di una nave da guerra all’orizzonte nebbioso.
Illustrazione generata con l’IA.

Nella lista ci sono anche i datacenter. Oltre alle installazioni petrolifere e ai cavi sottomarini, Mohsen Rezaei, segretario del consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, ha indicato datacenter e strutture di intelligenza artificiale come obiettivi distribuiti in ben sette paesi del Golfo nel caso di un nuovo attacco statunitense-israeliano, ha riportato il Guardian.

Si tratta di un insieme di obiettivi più ampio rispetto ai siti energetici di solito citati in minacce di questo tipo. È anche un’intenzione dichiarata e niente di più: nessun attacco del genere è avvenuto, e le condizioni poste da Rezaei non si sono verificate.

I numeri chiave

  • $113,40 il prezzo del greggio Brent al barile riportato mercoledì, descritto come un massimo recente
  • Sette il numero di paesi del Golfo indicati come possibili obiettivi
  • Quattro le navi commerciali che l’IRGC ha dichiarato di aver colpito mercoledì nello Stretto di Hormuz, mentre altre tre avrebbero urtato delle mine
  • Tre le portaerei che Trump intende far stazionare in Medio Oriente entro novembre

Nello stretto la minaccia è già concreta

Il braccio navale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran ha dichiarato di aver colpito mercoledì quattro navi commerciali contemporaneamente mentre attraversavano lo Stretto di Hormuz, secondo il Guardian. Le navi sono state descritte come impegnate nel trasferimento di petrolio da un’imbarcazione all’altra. L’IRGC ha inoltre affermato che altre tre navi hanno urtato delle mine nella zona.

Quel bilancio non è stato verificato in modo indipendente, ha scritto il Guardian. Nei resoconti a mia disposizione non ho visto una seconda fonte che confermi quante imbarcazioni siano state colpite o che cosa sia accaduto ai loro equipaggi.

Il blocco iraniano dello stretto è già in atto. Questa settimana mediatori dell’Iran e del Pakistan hanno riesaminato le opzioni per un cessate il fuoco, tra cui lo sblocco di miliardi di beni iraniani congelati in cambio della revoca del blocco, l’accesso degli ispettori ONU ai siti nucleari bombardati e il trasferimento all’estero delle scorte di uranio altamente arricchito. Teheran ha dichiarato che revocherebbe il blocco entro una settimana e avvierebbe colloqui sul nucleare, ma solo una volta soddisfatte le proprie condizioni, a cominciare dalla rimozione delle sanzioni statunitensi.

In parole semplici: lo Stretto di Hormuz è lo stretto sbocco marittimo del Golfo, e da lì esce su petroliere gran parte del greggio della regione. Quando le navi in quella zona vengono attaccate, armatori e assicuratori considerano la rotta più pericolosa, e meno armatori sono disposti a mandarvi le navi ai costi di prima. Per questo una minaccia allo stretto si riflette sul prezzo del greggio prima ancora che vada perso un solo barile di produzione.

Entrambe le parti parlano della stessa finestra di inizio novembre

Mehdi Mohammadi, consigliere di Mohammad Ghalibaf, ha affermato che Trump e Netanyahu avevano concordato in linea di principio un attacco senza poterne garantire l’esito, ha riportato il Guardian. Mohammadi ha descritto una terza guerra in due anni come una minaccia all’esistenza dell’Iran e ha riassunto la risposta come una strategia di «zero linee rosse», aggiungendo che qualsiasi conflitto durerebbe più a lungo e su un’area più vasta di quanto l’altra parte si aspetti.

Sull’altro fronte, i media statunitensi hanno riferito che i consiglieri militari hanno messo a punto una lista di obiettivi per un attacco congiunto dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, secondo il Guardian. Il rafforzamento militare americano, che secondo Trump dovrebbe comprendere tre portaerei, migliaia di marines, caccia e forze per operazioni speciali, dovrebbe essere completato entro inizio novembre. Lunedì in Israele Netanyahu ha discusso tempi e obiettivi di un attacco congiunto con il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth.

Il Guardian osserva inoltre che negli ultimi quattro mesi Trump ha rinunciato in sette occasioni ad attaccare l’Iran. Questa settimana decine di aerei israeliani hanno volato vicino al confine iraniano, ha riportato il sito di notizie Axios, e un vasto incendio in una fabbrica di alluminio ad Arak, nell’Iran centrale, fa pensare a un possibile sabotaggio all’interno del paese.

Cosa seguire

  • Venerdì i ministri degli Esteri di tre paesi europei, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan ed Egitto si riuniscono a Istanbul sulle crisi collegate di Iran, Yemen e Palestina
  • 3 novembre le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, dopo le quali, secondo i media statunitensi, si procederebbe con una lista di obiettivi congiunta
  • Inizio novembre la data di completamento dichiarata del rafforzamento militare statunitense in Medio Oriente

Fonti 1

  1. 1The Guardiantheguardian.com