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AIE: il blocco di Hormuz potrebbe ridurre l’offerta invernale di GNL fino a 25 miliardi di metri cubi

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, il transito limitato nello Stretto di Hormuz potrebbe ridurre l’offerta globale di GNL di 10-25 miliardi di metri cubi su base annua tra novembre e marzo. I carichi da Qatar ed EAU sono già calati di 60 miliardi di metri cubi tra marzo e ottobre.

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Una motovedetta di soccorso arancione e bianca ormeggiata in un porto, con un terminal GNL e una grande nave metaniera al molo sullo sfondo.
Foto illustrativa. Rhetos, CC0 1.0, via Wikimedia Commons · Licenza Ridimensionata.

I carichi di GNL di Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono calati di 60 miliardi di metri cubi (bcm) su base annua tra marzo e ottobre 2026, eppure la produzione globale di GNL è scesa di soli 20 bcm, ovvero il 5%, nello stesso periodo. I nuovi impianti di liquefazione in altre regioni hanno assorbito la maggior parte della perdita. Il punto sollevato dall’Agenzia internazionale dell’energia è che questo cuscinetto si assottiglia in inverno, quando la domanda di riscaldamento nell’emisfero settentrionale raggiunge il picco.

Secondo il rapporto dell’agenzia, ripreso da ANI, a fine ottobre il transito attraverso lo Stretto di Hormuz era ancora fortemente limitato.

I numeri chiave

  • 60 bcm il calo su base annua dei carichi di GNL da Qatar ed Emirati Arabi Uniti tra marzo e ottobre 2026
  • 20 bcm il conseguente calo della produzione globale di GNL nello stesso periodo, pari al 5%
  • Da 10 a 25 bcm il calo su base annua dell’offerta globale di GNL indicato dall’AIE per il periodo da novembre a marzo, a seconda della rapidità con cui riprenderanno le spedizioni attraverso lo stretto
  • Oltre 20 bcm l’offerta invernale aggiuntiva che l’AIE si attende da progetti nuovi ed esistenti al di fuori del Golfo Persico, di cui circa 18 bcm da nuovi impianti

I gasdotti non possono compensare

L’agenzia ha affermato che i margini per aumentare le forniture di gas via gasdotti a lunga distanza sono limitati, perché queste condotte operano in genere vicino alla loro capacità di progetto. Restano quindi i carichi via mare come fonte di offerta flessibile.

Secondo l’AIE, saranno gli esportatori nordamericani a trainare la crescita disponibile, con progetti in espansione negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, oltre a nuovi impianti in Africa occidentale e in Australia. Ciononostante, il rapporto ha concluso che i volumi aggiuntivi «resterebbero insufficienti a compensare i volumi persi da Qatar ed Emirati Arabi Uniti», come riportato da Businessworld.

In parole semplici: il GNL è gas naturale raffreddato fino allo stato liquido per poter viaggiare via nave anziché tramite gasdotto. Quando una rotta marittima che trasporta una quota consistente di questi carichi viene bloccata, il gas non arriva semplicemente per un’altra strada, perché i gasdotti sono già pieni e i nuovi impianti richiedono anni per essere costruiti. Gli acquirenti si contendono allora i carichi in movimento, ed è questa competizione a riflettersi sui prezzi del gas.

Due scenari e ciò che resta incerto

L’AIE ha delineato due scenari. Se lo stretto inizierà a riaprire progressivamente a gennaio 2027, l’offerta globale di GNL calerà di circa 9 bcm, ovvero il 3%, su base annua durante l’inverno. Se resterà chiuso fino alla fine di marzo 2027, il calo sarà di circa 20 bcm, ovvero il 7%.

Il rapporto ha inoltre segnalato un ulteriore rischio: interruzioni non pianificate e ritardi nell’avvio a pieno regime di nuovi progetti di GNL, che ridurrebbero la crescita dell’offerta su cui l’agenzia fa affidamento.

Tutte le versioni di questa notizia che ho letto riportano lo stesso resoconto di ANI sul rapporto dell’AIE, compresa la copia pubblicata dall’Economic Times. Nessuna indica una data per la riapertura dello stretto, e nessuna riporta un movimento dei prezzi spot del gas o del greggio legato alla pubblicazione del rapporto.

Fonti 3

  1. 1ANI Newsaninews.in
  2. 2Economic Timeseconomictimes.indiatimes.com
  3. 3Businessworldbusinessworld.in