Il paragone che si fa è con il 2009. George Lagarias, capo economista di Forvis Mazars, ha detto a CNBC che il debito francese era pari al 119% del PIL alla fine del secondo trimestre 2026, non lontano dal 128% della Grecia alla fine del 2009.
La somiglianza, ha detto, si ferma al rapporto. I dati francesi sono pubblicati dall’Insee, l’istituto nazionale di statistica, e sono visibili agli investitori da anni. Quelli greci non lo erano: nel 2009 il deficit di bilancio previsto fu rivisto dal 3,7% del PIL in primavera al 12,5% entro ottobre, e quella sorpresa contribuì a innescare la crisi.
I numeri chiave
- 5% il rendimento del titolo di Stato francese a 10 anni questa settimana, un livello raggiunto l’ultima volta nel 2002, prima di salire ulteriormente
- 170 punti base il premio dei rendimenti francesi a 10 anni su quelli tedeschi giovedì, la prima volta a questo livello dalla crisi dei primi anni 2010
- 119% il debito francese in rapporto al PIL alla fine del secondo trimestre 2026, contro il 128% della Grecia alla fine del 2009, secondo Lagarias
- 0,5% la previsione di crescita per il 2026, ridotta dal governo francese
Il costo per assicurare il debito francese torna ai livelli della crisi
Oltre al movimento dei rendimenti, i credit default swap sul debito pubblico francese, contratti che pagano se un debitore non rimborsa, sono quotati ai massimi dall’episodio dei primi anni 2010, ha riferito CNBC. Da inizio anno l’euro ha perso quasi il 5% sul dollaro.
La Francia ha uno dei deficit più ampi in rapporto al prodotto tra i 21 paesi dell’area euro, e il suo debito continua a crescere mentre l’economia si espande appena. Le proteste di piazza e un parlamento frammentato hanno sollevato dubbi sulla possibilità stessa di approvare misure di risanamento del bilancio.
In parole semplici: i paesi dell’area euro condividono una sola moneta e una sola banca centrale, ma ogni governo si finanzia per conto proprio. Il divario tra quanto paga la Francia per prendere in prestito a 10 anni e quanto paga la Germania è il prezzo che il mercato dà a questa differenza. Quando il divario si allarga, i costi per interessi aumentano per il debitore più debole, il che si aggiunge al debito da servire: il circolo che gli economisti chiamano frammentazione.
Le persone citate non concordano su quanto il fenomeno si estenda
Ho esaminato i resoconti e la divisione è chiara. Carsten Brzeski, responsabile globale della ricerca macro di ING, ha scritto via e-mail che il paese è «in pieno territorio di crisi francese», aggiungendo però che il governo non ha un problema immediato di liquidità e che la sfiducia del mercato obbligazionario dovrebbe imprimere urgenza a Parigi.
John Stopford di Ninety One ha detto a CNBC che gli investitori del reddito fisso trattano ormai la Francia meno come un emittente europeo core e più come uno periferico, un cambiamento che ha definito bizzarro dato il peso del paese nell’UE. La sua società si è per ora ritirata dal debito europeo non core.
Sul contagio, Lagarias ha stimato tra il 10% e il 20% la probabilità che si ripeta lo schema dei primi anni 2010, osservando che il deficit commerciale francese è molto più contenuto di quanto fosse quello greco. Alex Everett di Aberdeen Investments ha detto che l’episodio andrebbe letto come un rischio francese piuttosto che come un problema dell’area euro, citando banche più solide, un’integrazione più profonda e gli strumenti creati da allora per contenere la frammentazione. Gli strateghi di BlackRock hanno scritto che le condizioni sono «sostanzialmente diverse» rispetto al 2011-2012, anche se un contagio resta possibile.
Il premio Nobel Paul Krugman, in un intervento dell’8 ottobre citato da CNBC, ha descritto il circolo in modo diverso: il timore di default fa uscire i capitali, il che fa salire i costi di finanziamento, il che aggrava il timore.
Cosa seguire
- 27-28 ottobre la riunione di politica monetaria prevista della Federal Reserve, indicata da InvestMacro come punto focale per il posizionamento sul dollaro
